RELAZIONE AL CONVEGNO CATECHISTICO DIOCESANO

CATANIA 12.09.2000

 

ITINERARIO DI FEDE E DI VITA CRISTIANA

NELLA

PARROCCHIA SAN SEBASTIANO M.

IN MANIACE

In occasione della celebrazione del sacramento della Cresima

 

Ad un solo titolo può dirsi "padre" un presbitero o un vescovo e "madre" la Chiesa ed è quello cui fa riferimento san Paolo quando ricorda ai Corinti: "Vi ho generato in Cristo mediante il Vangelo" 1 Cor. 4,15; cfr. Col 4,19.

Ma quali segni della rigenerazione di cui parla l'Apostolo e che giustificano una paternità nella fede si riscontrano nei "nostri" battezzati i quali, nella stragrande maggioranza sono, e molti lo sottolineano quasi con orgoglio, "cattolici non praticanti"?

Fra questi ultimi, noti personaggi del mondo del canto, dello spettacolo, della politica, pur non conoscendo un solo rigo della Bibbia e del Catechismo della Chiesa Cattolica, si danno la patente di cattolici e pontificano su tutto, in tema anche di fede e di morale, fino a prendersi la soddisfazione di contestare papa e vescovi, considerati non a passo coi tempi, per le loro posizioni, e causa di guai alla Chiesa e alla società!

Ora, se non conforta il taglio e lo spessore di tali cattolici, non rallegra, nemmeno, il ridotto numero dei cosiddetti praticanti ai quali, fatta salva la frequenza assidua a pratiche devozionali, il termine "cattolico" non dice null'altro.

Praticanti e non, poi, avendo solo una vaga religiosità naturale senza una propria "chiamata" e "adesione" di fede, quanto a dottrina ignorano del tutto la Storia della Salvezza; il mistero della Resurrezione e Signoria di Cristo, la Speranza nei beni eterni, invisibili, futuri; la visione evangelica della Chiesa e della sua Gerarchia. E quanto a mentalità, costumi e valori si omologano in tutto ai modelli dell'odierno paganesimo.

E' questo il volto inquietante, senza lineamenti e contorni definiti, di una massa di battezzati quale viene fuori nei paesi di antica tradizione cristiana ove si continua a sacramentalizzare senza una previa evangelizzazione ed una solida, seria ed organica catechesi idonea a iniziare ai grandi misteri di Cristo e della Chiesa. In merito risuonano ancora opportune le crude parole di Gesù, Mt 7,6, con le quali Egli avverte che il "buonismo" nel donare con facilità le "cose sante" verrà ricambiato col disprezzo del dono e l'aggressione agli stessi donanti.

[ In fatto di evangelizzazione, oggi, và riconosciuto il grande merito dei movimenti, veri doni dello Spirito, dei "centri di ascolto", delle "missioni popolari permanenti". Tuttavia è sempre ora di tentare vie nuove, con fantasia pastorale e coraggiosa creatività, visto che il popolo dei battezzati, nella stragrande maggioranza, continua a rimanere drammaticamente immersa in quella sorta di grande cono d'ombra ove il devozionismo convive con la superstizione e la magia; il perbenismo legittima odi e vendette e una torcia accesa all'altare del santo Patrono non inquieta più di tanto la coscienza dell'offerente malavitoso o in odore di mafia e molti battezzati sono potenziali e inermi prede delle sette mentre qua e là sottile e strisciante, affiora un atavico spirito anticlericale. ]

Nel tentativo, dunque, di aiutare i cattolici a rivivere il proprio battesimo come illuminata adesione di fede, diversi pastori, parroci e vescovi dal nord al sud Italia si chiedono: perché non valorizzare al meglio, quali momenti privilegiati di evangelizzazione, i tradizionali e normalissimi canali dell'iniziazione cristiana, i sacramenti del battesimo, cresima, eucarestia, ai quali la nostra gente praticante e non, seppur per tradizione, è ancora, grazie a Dio, fortemente legata, almeno nei nostri paesi?

Su autorevole invito e su sollecitazione, anche, di un articolo apparso sul settimanale diocesano di Prospettive, nella rubrica "Appuntamenti pastorali" del……….,si tenta qui di esporre l'esperienza condotta nella parrocchia San Sebastiano martire in Maniace (Ct) con l'augurio che non venga data l'impressione di essere stato scoperto il classico uovo di Colombo.

Oltre la catechesi prebattesimale, è stata soprattutto ripensata e rinnovata, gradualmente, la preparazione che di solito precede la ricezione del sacramento della Cresima. In verità questa catechesi viene presentata ai ragazzi e alle famiglie non più come preparatoria o finalizzata al Sacramento ma come un vero e proprio itinerario di fede e di formazione cristiana a se stante. Pertanto è stata anche sganciata da scadenze prestabilite, attenta piuttosto, ai tempi di maturazione e del gruppo e dei singoli iniziati.

Mediante appositi catechismi, elaborati in parrocchia, cominciando da "Dio creò il cielo e la terra" i ragazzi, a partire dal loro 11/12° anno di età, per proseguire, ancora, nel 12/13° anno, percorrono l'intero itinerario della storia della salvezza, soffermandosi nei punti chiave, e pervengono, nel 13/14° anno, all'approccio con la figura del Cristo.

Il 14/15° anno, trascorso un tempo riservato alla conoscenza delle fonti della Rivelazione, è dedicato all'approfondimento del mistero della Chiesa, dei Sacramenti, delle realtà escatologiche, usando come testo principale gli Atti degli Apostoli.

Nel tratto finale dell'itinerario catechistico, 15/16° anno e parte del 17°, i giovani studiando le lettere paoline, vivono momenti di particolare riflessione sul Peccato e la Grazia per raggiungere in ultimo, il traguardo del Decalogo, delle Beatitudini e dei Consigli evangelici.

Tutto l'itinerario catechistico descritto è scandito da celebrazioni e segni che coinvolgono, anche emotivamente, i giovani e che costituiscono delle tappe memorabili quali: la consegna del NT, l'annuncio del Kerigma, la professione di fede, la penitenziale, un segno di rinuncia tangibile ai propri beni, il voto o promessa circa la castità e la verginità, l'invio a due a due presso le famiglie. Non mancano incontri con le varie realtà ecclesiali ed esperienze di volontariato.

Certo non sfugge a nessuno che un periodo di più prolungata catechesi possa essere vissuto, come imposizione; possa apparire, addirittura, penalizzante e ingiusto se confrontato con la prassi più sbrigativa delle parrocchie limitrofe anche se, per la verità, è a tutti noto che qualunque tempo dedicato alla catechesi, più o meno breve, è ugualmente considerato un "pensiero" da togliersi al più presto da parte delle famiglie per le quali sono, invece, del tutto normali e non rappresentano un "pensiero" i lunghi e faticosi anni di scuola e i costosi doposcuola, nonché i corsi di recupero, di informatica, di lingue. Così come è "moda" irrinunciabile, per ogni famiglia media che si rispetti, l'accompagnare i propri figli, più volte la settimana, agli allenamenti di calcio, alle palestre di Karate, alle scuole di danze e di musica senza parlare delle altrettante costose e doverosamente frequentate feste di compleanno.

 

 

Tutte queste ed altre attività non costituiscono un pensiero da togliersi. Ma appena viene richiesta la frequenza settimanale al catechismo o alla messa tutti i "pensieri" saltano fuori!

[ Perché? Sono solo malvezzo e posizione preconcetta dovuti ad una visione solo magica e abitudinaria della religione e dei sacramenti la quale non conduce, naturalmente, ad apprezzare la catechesi che, anzi, è seguita a malincuore? Forse. ]

Ma il parroco, il Consiglio Pastorale possono farsi condizionare da simili resistenze? Molti genitori, pur non ignorando tutto ciò che accade giornalmente attorno a loro, non riescono a immaginare che i loro figli anche se imbottiti di attività e di tutte le mode giovanili possono perdere il giusto e sano orientamento della vita e diventare vittime di falsi miraggi. Non sanno che trattasi della formazione globale dei loro figli in un periodo della loro età, della loro crescita, molto delicato e decisivo da cui dipende la loro esistenza. Non sanno, infine, nulla del grande dono della fede.

Il parroco, invece, dovrebbe saperlo. E' per questo che, spinto dalla carità pastorale, con paziente gradualità ma anche con lucida determinazione, deve condurre i soggetti a lui affidati ai pascoli abbondanti della parola di Dio della quale, fra l'altro, i battezzati hanno diritto di essere nutriti. La gente, poi, è educabile. Purchè abbia indicazioni certe e costanti nelle quali diano prova di credere, per primi, parroco e collaboratori.

Ma questo allungare i tempi di preparazione, potrebbe domandarsi qualcuno, migliora qualcosa, dà dei frutti?

[ Bisogna, a riguardo, mettere, prima di tutto, in chiaro che "l'Annuncio" è missione prioritaria di ogni presbitero e della Chiesa. Se, poi, alla predicazione dovesse rispondere una eventuale chiusura dei destinatari, resterebbero validi e attuali le scelte indicate dalla Scrittura: o perseverare inflessibilmente "ascoltino o non ascoltino" Ez 2,5 e insistere "in ogni occasione opportuna e non opportuna" 2 Tim 4,2 o avere il coraggio di "andare via scuotendo la polvere di sotto ai piedi" Mc 6. E' meglio cambiare aria anziché farsi complici di una religiosità naturale e di una visione magica dei sacramenti che non conducono ad una Chiesa "sale" del mondo ma servirebbero solo, per usare una espressione del ven. I.Capizzi, a "cacciare le mosche al diavolo". Ma, poi, è naturale che il seme gettato con fatica umana e fede soprannaturale non dia frutti a tempo opportuno? Deve piuttosto inquietare il non avere gettato i semi del Verbo. ]

Riguardo all'esperienza condotta in parrocchia già da sei anni, l'equipe catechistica avrebbe da tempo buttato la spugna dinanzi alle fatiche che comporta la scelta operata se non avesse visto dei segni, piccoli sì ma abbastanza consolanti, che l'hanno incoraggiata a proseguire.

E' un buon risultato, ad es., che già molte famiglie abbiano man mano accettato l'itinerario di catechesi non mancando di far giungere, di tanto in tanto, il loro grazie spontaneo, a volte commosso, per la grande opportunità del laborioso cammino di fede offerto ai loro figli.

A distanza di anni gli stessi giovani hanno dimostrato gratitudine e conservato un bel ricordo, a volte nostalgico, del periodo legato alla loro seria iniziazione cristiana.

Potere stare a fianco dei ragazzi, grazie agli anni di catechesi, proprio durante lo svolgersi di tutto l'arco della loro età evolutiva più critica, ha rivelato orizzonti nuovi e campi inesplorati per la pastorale giovanile ed ha contribuito ad instaurare un maggior legame coi genitori che non sapevano cosa stesse capitando ai loro "bambini" coi quali i rapporti erano diventati difficili.

 

 

I ragazzi, da parte loro, con tutto il corredo dei problemi esistenziali propri della tumultuosa adolescenza hanno avuto l'opportunità di ricevere certezze e indirizzi coi quali affrontare più responsabilmente la vita e non cadere facilmente nelle trappole del disorientamento morale, ideologico, affettivo, etc., tese loro, oggi, dalla società del benessere.

Parafrasando, poi, l'apostolo Pietro si può dire che i ragazzi si sono trovati in grado di rispondere a chiunque abbia domandato ragione della speranza che è in loro (1 Pt. 3,5) contraddicendo aderenti a sette religiose e anche professori delle scuole di Stato e sorprendendo, per la loro preparazione, gli insegnanti di religione delle scuole superiori.

Hanno acquisito più familiarità con la Sacra Scrittura, con la preghiera, con le liturgie della Chiesa e in molti hanno dato segni tangibili di attenzione circa una certa esperienza dei consigli evangelici.

Ma forse tutti vorranno sapere, in definitiva, se questi numerosi piccoli risultati siano stati coronati con la frequenza assidua della Chiesa e dei sacramenti.

No. Molto resta, ancora, da fare anche in termini di testimonianza dei catechisti parroco compreso.

Tuttavia il giorno della Cresima non è proprio una "festa dell'abbandono" se l'ultimo gruppo, ad es., finito l'itinerario di fede, ha continuato per oltre un mese a frequentare spontaneamente la messa domenicale e molti hanno chiesto di proseguire gli incontri settimanali.

Ma se, alla fine, nella peggiore ipotesi, si dovesse ugualmente giungere alla constatazione che, tanto, i ragazzi se ne andranno lo stesso, bisognerà, pure, ammettere che, almeno sanno, in parte, quello che perdono e non potranno lanciare la bruciante accusa alla Chiesa di non averli "ammoniti e istruiti con ogni sapienza idonea a condurli alla conoscenza e intelligenza della gloriosa ricchezza del grande mistero di Cristo nascosto da secoli e alla fine manifestato ai suoi santi" Colossesi 1,24; 2,3.

 

 

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IL CONSIGLIO PASTORALE

I CATECHISTI