SEBASTIANO

UN SANTO DEI TEMPI MODERNI

Venti gennaio, un appuntamento per tutti i maniacesi, un evento di massima comunione popolare. Celebrazione serena della dignità di un popolo all’ombra di un simbolo: S.Sebastiano.

Una festa di sapore ancora agreste il cui folklore si sposa al simbolismo e questo al vissuto di un popolo, una festa che non conosce il chiasso ma la contemplazione.

Ogni anno i riti si aprono, nella domenica che precede il 20 gennaio, con il corteo dell’alloro. Le lodi della chiesa quel giorno fanno cantare il salmo 117: "Ordinate il corteo con rami frondosi fino ai lati dell’altare".

Un lungo corteo preceduto dai bambini coi rami d’agrifoglio in mano, accompagnato dai zampognari.

Poi giungono i giorni del Triduo che immergono il paese nell’atmosfera vigilare della festa. Una vigilia caratterizzata dal momento forte e impegnato spiritualmente: la penitenziale comunitaria. Per non meritare il rimprovero del profeta: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me".

La penitenziale fatta da centinaia di fedeli che giorno 20, vestiti di bianco, scioglieranno il loro voto come fa cantare il salmo dei vespri per un martire: "Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo". Salmo 115.

Sotto le volte e le arcate della chiesa normanna giorno 20 un’assemblea attentissima e partecipe di popolo riempie tutti gli spazi del tempio. Finita la messa i nudi corrono per la chiesa con il fercolo sulle spalle gridando: "Grazie a Dio e a S. Sebastiano. Grazie!" I fotografi scattano le foto correndo anch’essi attenti a non essere travolti. Un rito popolare, misterioso ma suggestivo e commovente, qualche donna si asperge una lacrima.

Nel cortile del castello un altro rito carico di simbolismo profetico: dietro l’immagine di un giovane ferito da frecce come cervo, dinanzi ai segni circostanti del potere a nome del popolo i nudi corrono in cerchio attorno alla croce celtica piantata al centro del cortile al grido di "viva Dio e San Sebastiano".

Riaffermano la loro innata libertà, la loro identità di popolo, la dignità e la solidarietà umana. La propria più alta cultura.

La festa conclude la prima tappa nella chiesa della borgata Petrosino. Lì si conserva la vecchia statua.

Così il popolo sosta dinanzi a due immagini dello stesso martire. Due immagini che compendiano la storia di questo popolo. L’una lo ha accompagnato nel periodo della schiavitù feudale, l’altra accompagna un popolo uscito dall’umiliazione, un popolo redento.

La festa, dalle caratteristiche un po’ rustiche, ma originali e semplici; assolutamente priva di tratti paganeggianti o fortemente folcloristici, ogni anno si purifica sempre più elevandosi dai sentimenti semplice religiosità naturale e vera testimonianza di fede cristiana.

La festa del Patrono dal lontano 1937 ad oggi ha sempre rappresentato per la collettività maniacese nonostante le spinte disgregatrice e i processi di secolarizzazione in atto nella società, l’evento più popolare, un eccezionale momento di aggregazione, una preziosa opportunità di incontro e di amicizia.

In certi momenti la festa assume la caratteristica di un grande e pacifico raduno giovanile.

In questa occasione i maniacesi, oltre a sperimentare l’identità civile di popolo, rivivono e manifestano le proprie radici cristiane e toccano un’altra tappa nell’approfondimento della loro fede.

Con commovente compostezza partecipano, in genere, alla celebrazione eucaristica, con gioia, naturalezza e ordine seguono l’iter processionale che si svolge per le lontano borgate e lungo il percorso, che supera i 10 Km, tra una parola e l’altra, certamente riflettono sulla figura di Sebastiano e sull’omelia del parroco che lo ha presentato modello di cristiano per l’uomo d’oggi.

Per ogni maniacese, per i giovani rimane un esemplare punto di riferimento.

Possiamo affermare, senza dubbi, che Sebastiano è un santo attuale.

Nato nel 250 d.C. a Barbona, in Francia, anch’egli vive i problemi dell’emigrazione. Dal luogo di nascita si trasferisce a Milano. Qui, divenuto cristiano, vive la sua fede nella clandestinità.

Da Milano, in ansia per la chiesa universale, si sposta, di suo proposito, a Roma, per andare a prestare sostegno spirituale ai fratelli di fede esposti ai rigori della persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Vive così, il suo volontariato, impegna il suo battesimo da cristiano di frontiera.

Entrato nella carriera militare e raggiunti gli alti gradi di capitano della corte imperiale vede nel suo lavoro, nella quotidianità e nella laicità della sua professione, un mezzo di arduo apostolato, un luogo di evangelizzazione, divenendo per il credente di oggi punto di riferimento dell’apostolato laico.

Gode della fiducia dell’imperatore ma si acquista anche la simpatia di papa Caio il quale lo addita ai cristiani come "difensore della Chiesa".

Sebastiano evangelizza, converte e conduce al battesimo, fra gli altri, molti degli stessi carcerieri dei cristiani e perfino il prefetto Cromazio del quale distrugge gli ultimi idoli in cui riponeva ancora fiducia.

Chi non vede, a questo punto, la figura di un autentico catechista?

Quando arriva il suo turno non nasconde a Diocleziano, stupito del fatto di essere un credente in Cristo.

Diventerà "martire", "testimone" della fede con l’effusione del sangue. Così dopo aver sostenuto nel martirio i fratelli di fede più deboli catechizzandoli contro le seduzioni di coloro che li esortavano ad abbandonare una fede tanto rischiosa, darà anch’egli la vita, ferito dalle frecce, come cervo innocente e mansueto. E col suo martirio esprime la chiesa perseguitata di ogni tempo.

Per il fatto che la festa viene ripetuta, in molti paesi, nel mese di maggio, san Sebastiano gode dell’appellativo di "santo della primavera".

Maniace…. il mondo intero hanno bisogno di una "primavera di santità" che accompagni gli sforzi della nuova evangelizzazione, che offra all’uomo, deluso da varie promesse e tentato dallo scoraggiamento, un’indicazione di senso e di motivo di rinnovata fiducia.

San Sebastiano indica alla chiesa di oggi, ai giovani impegnati, la via del coraggio dell’impegno laico, del volontariato, della missionarietà, dell’evangelizzazione, della testimonianza di fede assoluta in Cristo, dell’amore alla chiesa, dell’unione al vescovo di Roma.

E’ una sprone per i giovani a non perdersi dietro a uno spinello, ad una siringa, al denaro, al potere, al sesso, dietro le cosche mafiose, gli status simbol, la noia del modello consumistico.

Poiché c’è la possibilità di una vita nuova, di una risurrezione; basta bruciare gli idoli e non lasciarsi sedurre dai moderni profeti ingannatori e dai falsi maestri di vita.

Sebastiano, "il santo della primavera", "il santo giovane" grida ancora a tutti la sua fede: Gesù è il Cristo! Sotto nessun altro nome ci può essere salvezza!